Bio 

L’attimo “essente”…

Fotografo professionista. Beta Tester Photographer di una delle più importanti aziende di strumentazione fotografica approccia alla fotografia all’età di soli 7 anni identificando nella “macchinetta” il mezzo per esprimere le sue emozioni.

La cameretta ben presto lascia spazio alla camera oscura luogo deputato ed esplorare, sperimentare ed esprimere la propria introspezione e complessità,  a dar luce, ombra o buio o colore ad una natura impressa sulla carta così per come il sentimento di quel momento gli indica la strada.

Un percorso arduo, da autodidatta, ma  sempre in salita che lo porta a numerose partecipazioni a mostre ed eventi dove non manca di affermarsi conseguendo numerosi  e prestigiosi riconoscimenti.

Definizioni comuni sulla fotografia nulla valgono per rappresentare le capacità di Tommaso Viglietti: gli scatti, solo gli scatti rendono ragione al suo curriculm.

Purista della materia  non utilizza particolari programmi, filtri o stratagemmi mistificatori dell’immagine originaria: per lui natura e realtà possiedono già tutti gli elementi e le sfumature espressive per “significare” il suo pensiero.

Passione  irrefrenabile,  incessante  quasi ansiosa  ricerca di quel momento emozionale  del quale lasciare traccia lo spingono ad un girovagare perpetuo, nomade e schiavo di quel particolare richiamo che può sopravvenire in qualsiasi momento: hic et nunc. Unica compagna di viaggio, lei: La macchina fotografica; mezzo: l’obbiettivo, proiezione del proprio sguardo atto a catturare nella realtà le proprie sensazioni. Tappa finale, La fotografia: il modo per estrinsecarle.

Nelle sue lo scardinamento di tempo, spazio e realtà ed una innovativa accezione.

Il click non ferma il tempo: passato un istante dopo essere stato compiuto lo rende dinamico estrapolandone quel dettaglio unico e personale che muta quella stessa realtà, per tutti  uguale, in ultronea da se  poiché pregna della propria emozione e del suo intimo senso.

Spazio e relatà, funzionali l’uno all’altro, originano quindi una immagine scevra dalla propria fissità e staticità cogliendone non ciò che rappresenta, ma l’essenza della sensazione che esprime: il suo “attimo Essente”.


La fotografia attraverso i miei occhi...

La fotografia è un momento magico, unico ed irripetibile. È arte pura. È un ricordo vissuto che si conserva nel tempo, attraverso di essa si riesce a dare un senso ai ricordi, ricordi riportarti immediatamente al presente azzerando gli sfuggevoli e sbiadite reminiscenze del passato. Oggi c’è, però, chi fa un brutto favore alla fotografia rendendola menzognera: mi riferisco ai fotografi “photoshoppisti”, creano una moda spicciola e, per me, insensata del fotoritocco. Alterarne la forma, stravolgere il senso di un’immagine, volerla rendere simile alla pittura, senza peraltro riuscirci è, a mio avviso, un obbrobrio inutile. Ho promesso di non farmi coinvolgere dalle frivole mode di tendenza perché, quello che conta per me è l’essenza rappresentata dapprima nella mia mente, poi dalla mia anima. Pochi minuti di esecuzione, un brevissimo lasso di tempo che si concretizza in una splendida immagine. Quando si fotografa siamo capaci, oltre che di catturare la realtà come originariamente è nata, di imprigionare l’incedere del tempo e la bellezza di ciò che ci circonda, in modo istantaneo, in una frazione di secondo, con uno scatto veloce quanto un’idea che vola via e non si lascia catturare, qualcosa in grado di raccontare una storia in un’istante e, a mio parere, nessun’arte ci è riuscita tranne una magia che io chiamo Fotografia. Da come si può comprendere, io sono un “fotodipendente”, ho iniziato a scattare foto sin dalla tenera età. Avevo all’incirca sette anni quando chiesi a mia madre di acquistare un fustino di detersivo della Dixan perché al suo interno c’era un omaggio che mi entusiasmava assai. L’omaggio consisteva in una macchina fotografica a pellicola, per me averla rappresentava una vera gioia indescrivibile. Per intenderci era una macchinetta di poco conto costruita tutta in plastica, i rullini erano pressoché introvabili, tant’è vero che la mia famiglia era in crisi perché non riusciva a reperirmeli. All’epoca i rullini venivano venduti dai negozi di ottica, ma quel tipo era raro, peccato che Amazon non esisteva ancora, altrimenti, problema risolto. Una volta trovata la “merce rara”, mio padre, mi fece una scorta così vasta da fare invidia ai magazzinieri di Cinecittà. Scattavo qualsiasi cosa o persona secondo quanto dettato dal mio cuore. Si, avete compreso bene, il cuore... le fotografie si scattano con il cuore e non con le mani, altrimenti esse non riescono a trasmettere le emozioni nel mero osservatore. Crescendo negli anni, quella piccola macchinetta era stretta per le mie capacità arti-visive, quindi, riposi tutto il mio sogno in un salvadanaio a forma di porcellino per comprare una macchina più “seria”. Mettevo da parte la mia paghetta e qualsiasi regalo economico ricevuto dai parenti. La cifra da raggiungere non era molto impegnativa, ma per un ragazzino era di tutto rispetto. Un giorno mio padre mi chiese di prendere sotto al braccio il mio porcellino e di uscire con lui. L’emozione mi faceva capire e non capire cosa mi sarebbe accaduto da li a poco. Entriamo in un negozio specializzato nella vendita di attrezzature per la fotografia, l’adrenalina pervase ogni parte del mio corpo, il sogno stava per diventare realtà. Mio padre corrispose economicamente per più di 3/4 per il raggiungimento della cifra totale, in conclusione uscii dal negozio con un porcellino scassato e con una vera macchina fotografica. Ricordo ancora quel momento magico, a distanza di anni mi si drizzano ancora i peli sulle braccia. Che bello. Finalmente avevo tra le mani una vera macchina fotografica, era una semiautomatica della Yashica, una 35mm. Negli anni la tecnologia iniziava ad avanzare, crescevo io ed essa insieme a me. Nascono le prime macchine fotografiche con tecnologia ADVANTIX, in sintesi erano delle macchine fotografiche con dei rullini particolari, quest’ultimi fungevano come delle memory card non riscrivibili. Era palese, l’ADVANTIX stava diventando l’apripista del DIGITALE. Inizia così una nuova era e il mondo della fotografia si spacca in due. Abbandoniamo gli ASA e le pose (24,36) e diamo il benvenuto ai megapixel e agli ISO di oggi, però tra gli amanti della fotografia resta sempre il seguente quesito: meglio la pellicola o il digitale...? Non voglio addentrarmi nello specifico perché ci sarebbe tanto da scrivere. Per me, in sintesi, il digitale è trendy, ma l'analogica rimane sempre romantica e fascinosa. Anche io mi sono “convertito” alla praticità del digitale, ma di certo non è mutata la mia passione per la fotografia a pellicola. Abbandonare il profumo dei solventi nella camera oscura di un laboratorio per lasciare posto alla camera bianca di un computer è dura. In camera oscura si effettuava il processo di sviluppo della pellicola e si finalizzava con la stampa, in poche parole, la fotografia la si creava con le “mani” o meglio con le pinzette. Oggi con la camera bianca, Lightroom e Photoshop, si lascia posto alla praticità. Tuttavia la stampa da pellicola dona sempre quella profondità di immagine che non riesce a dare il digitale in questi tempi moderni, ma anche il limitare i costi, purtroppo, è assai importante. In sintesi non mi importa con quale strumento scatto le fotografie, mi importa seguire la mia passione all’infinito. In tutto questo ho tralasciato il cerimoniale della mia presentazione, perdonatemi, io sono Tommaso Viglietti, sono un fotografo professionista ed un test-photographer e più di tutto, sono un "pittore" del terzo millennio, "dipingo" gli stati d'animo, "rubo" gli attimi di una vita vissuta e li riecheggio in eterno in una fotografia... 



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